news_8_04_11EGITTO: AMBASCIATORE SANTA SEDE, RICUCIREMO LO STRAPPO CON L’IRAN

(AGI) – Roma, 8 apr. – La svolta egiziana del dopo-Mubarak potrebbe partire da nuovi rapporti internazionali aperti anche al dialogo con l’Iran e da un governo rappresentativo di tutto il Paese, che includa anche i Fratelli musulmani. Cosi’ l’ambasciatore egiziano presso la Santa Sede, Lamia Mekhemar, ha delineato il futuro del suo Paese dopo la “rivoluzione epocale” del 25 gennaio e la fine del governo di Hosni Mubarak e ha annunciato che sara’ ricucito lo strappo con Teheran: “Il governo transitorio ha deciso di riprendere i rapporti con l’Iran congelati dal 1979, anno della rivoluzione islamica”. Intervistata dall’AGI in un incontro organizzato dall’AIWA, Arab-italian women association, e incentrato sulle rivolte arabe, la Makhemar ha voluto spiegare a una platea di diplomatici, politici e imprenditori che il nuovo Egitto vuole dialogare “con tutti”, senza preclusioni e senza alleanze esclusive. “Si tratta – ha spiegato l’ambasciatore – di una decisione molto giusta, che ci porta sulla strada di una democrazia che aiuti il dialogo con tutti”. “In un Paese democratico l’apertura e’ la parola chiave – ha aggiunto -. E un paese democratico non si chiude ad altri paesi. Non si isola. Ed Egitto e Iran sono i grandi paesi della regione”. Teheran ha sospeso ogni relazione diplomatica con l’Egitto nel 1979 accusando Il Cairo di tradimento per il trattato con Israele dell’anno precedente. Primi segnali di disgelo erano comunque arrivati il 22 febbraio scorso quando dal Cairo era giunta l’autorizzazione a due navi iraniane di passare attraverso il Canale di Suez. “E’ stato sbagliato vivere per anni in isolamento”, ha sottolineato l’ambasciatore, pur ricordando che sia il Cairo che Teheran hanno sempre mantenuto un ufficio di rappresentanza. “L’Egitto – ha aggiunto – ha deciso di fare una revisione dei suoi rapporti internazionali, di riprendere in mano tutta la politica estera in modo positivo non isolando nessuno ma aprendosi a tutti”. La Mekhemar, protagonista anche di una medizione ‘storica’ tra Egitto e Vaticano nella crisi diplomatica seguita al tragico attentato alla Chiesa copta di Alessandria, era in Egitto – richiamata dal governo – nei giorni della protesta e ha voluto raccontare alla platea la ‘Rivoluzione’.
“Il regime di Mubarak e’ caduto ma l’oppressione del popolo egiziano e’ iniziata 60 anni fa, con il governo di Nasser” ha detto molto francamente la Mekhemar. “Il fermento verso una maggiore liberta’ c’e’ sempre stato – ha aggiunto – e una marea di scrittori e artisti hanno dato il loro contributo per lottare contro il regime che, comunque, era piu’ forte”. Ma la vera svolta e’ arrivata con Internet e i social network, ha fatto notare l’ambasciatore: ” Internet – ha detto – ha fatto la sua rivoluzione della nostra rivoluzione, diventando un’ agora virtuale per molta gente giovani e adulti. Tutti si sono conosciuti tramite Facebook, si sono connessi , hanno avuto un obiettivo comune con il risultato che un tiranno se n’e’ andato”. Il cambiamento egiziano dovra’ comunque superare a settembre il primo test elettorale per dimostrare che la ‘nuova aria’ sia foriera di una svolta democratica o solo il ritorno a vecchie o nuove forme di autocrazie. “E’ per noi il periodo piu’ critico e delicato della storia d’Egitto. Come tutti i periodi di transizione” ha affermato l’ambasciatore. “Abbiamo tante speranza ma c’e’ tanto da fare prima, un grande lavoro di preparazione che sara’ molto importante, inevitabile e necessario”. All’orizzonte gia’ ci sono i nuovi leader, dagli sconosciuti protagonisti della rivolta, ai vecchi leader, anche i piu’ discussi. L’ambasciatore non ha escluso l’entrata in un futuro governo dei Fratelli musulmani. “Ci sono due forze che non possono essere escluse – ha fatto notare la Mekhemar – i Fratelli musulmani , presenti da piu’ di trent’anni nella societa’ egiziana. Conoscono tutto e sanno tutto del Paese, sono vicini alle classi piu’ povere e svantaggiate, ed e’ questa la loro forza”. Ma ‘forza’ di un nuovo sistema democratico potrebbe essere anche “quel che resta del vecchio regime” . “C’e’ gente molto preparata – ha spiegato l’ambasciatore – e parlo della campagna egiziana dove il partito ha una presenza notevole”. E’ comunque certo che un cambiamento in questa direzione ci dovra’ essere se non si vuole ripetere gli errori del passato. “Senza questa gente avremmo un Parlamento che non rappresenta il popolo egiziano di nuovo che fara’ lo stesso gioco del regime: o noi o l’estremismo. Non credo che gli egiziani siano pronti digerire di nuovo questo gioco”. “Questi nuovi leader comunque – ha detto – hanno bisogno di tempo per farsi conoscere ma devono lavorare in un ambiente di liberta’ , dove non c’e’ uno stato di emergenza che rappresenta il piu’ grande ostacolo alla democrazia “. “Ora la gente si sente umana – ha concluso la Mekhemar – per questo ‘ necessario bisogna liberare tutti i prigionieri politici, sono loro che devono essere nelle strade. Nelle prigioni ci devono essere i criminali, e ora e’ il contrario”. (AGI) Tig